Al di là di una singola giornata…

Immagine

Alcuni giorni fa è stata la giornata internazionale contro l’omofobia. Una giornata per combattere le discriminazioni, gli abusi che degli umani compiono su altri umani (dov’è il senso di umanità?). Un giorno, ventiquattro ore per ricordare che di omosessualità si può ancora morire.

Il bullismo occidentale, le pene di morte o l’ergastolo di alcuni paesi islamici e africani indicano che l’atteggiamento generale, se mai dovesse cambiare, potrà farlo solo con lotte molto più profonde. Lotte che dovrebbero durare più di una semplice giornata.

Una giornata che basta solo a ricordare.

Ma il ricordo non è sufficiente. Perché il ricordo falsa l’esperienza. Inganna e rende fallaci nel giudizio. È l’azione che deve subentrare. Perché in essa si può essere meno ipocriti.

Un’ipocrisia che sul tema dell’omosessualità è spesso presente. Riempirsi la bocca di incoraggiamenti e commiserazioni. Quando ognuno poi utilizza appellativi come “frocio”o “gay” a mo’ di offesa.

È l’azione anche su questi piccoli gesti che può cambiare le cose. Cambiare una tolleranza ( termine che definisce una sopportazione forzata)  in una condivisione. In una pacifica indifferenza. Che deve subentrare per il fatto che l’omosessualità è naturale. Infatti, specie di primati se ne fottono del fatto che l’omosessualità sia contro la perpetuazione del proprio corredo genetico e si danno a relazioni tra individui dello stesso sesso. Continua a leggere