Uno dentro l’altro!

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Una volta sono rimasto colpito dal finale di un film. Era “ Man in black”. Nell’ultima sequenza, due giovani alieni giocavano con delle biglie, quelle che internamente son striate con vari colori. Solo che, al posto di questa striatura, il contenuto era la nostra galassia! Un’entità per noi infinitamente grande racchiusa in oggetti della dimensione di qualche centimetro.

Subito mi son chiesto se veramente noi potessimo essere solo delle orme microscopiche. Delle particelle infinitesimali. Gli atomi di universi non paralleli, ma costruiti uno dentro l’altro. Come matrioske. Continua a leggere

A ciascuno il suo clone.

clonazione

Dopo il bosone di Higgs, la particella di Dio, dalla quale tutto sembra aver avuto origine,l’ultima frontiera della scienza sembra  essere la clonazione umana. Poche settimane fa si è diffusa la notizia che un gruppo di ricercatori dell’Università dell’Oregon, ha proposto una nuova tecnica  che consentirebbe la clonazione di cellule staminali pluripotenti (capaci di differenziarsi in quasi tutti i tipi di cellule dell’organismo), e dunque molto utili per la cura di tessuti danneggiati da gravi patologie quali il Parkinson e il diabete. Questa tecnica, dicono gli esperti, potrebbe permettere persino la clonazione delle scimmie, anche se quella umana resta ancora molto lontana. Nonostante ciò, è inevitabile che si alimentino discussioni riguardo all’eticità o meno di questi nuovi sviluppi scientifici. Trovarsi davanti il proprio clone, sarebbe un’esperienza bizzarra e spiazzante e, per quanto mi riguarda, mi incuterebbe anche un pò di paura. Credo però, che se anche potessimo arrivare a clonarci, avremmo davanti una persona uguale a noi solo nelle sembianze e tratti fisici. L’uomo non nasce già formato, si costruisce nel tempo ed è sempre un prodotto della società, del tempo storico in cui vive e delle persone che lo circondano. Continua a leggere

Mémoire

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Canyon profondi seguiti da rilievi rotondeggianti. Una distesa callosa di sostanza grigia. Anse, tornanti, giri. Questo è un cervello. Massa scolpita, solcata da disegni morbidi e sinuosi. Rinchiusa in una teca ossea dura, (quasi) inespugnabile. Un organo che ha dell’incredibile. Una meraviglia tecnologica. La più complessa macchina naturale che esista.

Nessuno conosce a fondo ciò che accade fra le sue valli. Non in profondità, almeno. Si capisce come impulsi elettrici indirizzati riescano a rendere la complessità del movimento, dei sensi. Ma ogni volta si nasconde una sorpresa.

La memoria… Un continuo rinnovarsi di situazioni vissute e immagazzinate. Realtà che, fisse, si ripetono facendoci da monito. Una funzione così complessa da essere più facile da vivere che da spiegare.

La memoria è determinata da varie parti del cervello. Cooperanti. Reti neuronali che hanno la loro sede in strutture dai nomi alquanto improbabili (si veda l’ippocampo!). Ed ogni rete si rimodella più volte, con la creazione di nuove connessioni e quindi di nuovi ricordi. Di nuova esperienza. Si tratta di una plasticità complessa, che crea, rinnova, mantiene, distrugge.

È questa la funzione più propria del cervello umano. Almeno, io credo così. Immaginiamo di non possederla. Non riusciremmo ad avere ciò che ci distingue: una cultura, un progresso, una storia. Non sarebbe possibile vivere al di fuori dell’arco riflesso. Di quel circuito che sta alla base dell’istinto e che guida le funzioni più semplici. La sopravvivenza.

La complessità sarebbe un tabù. Non ci sarebbe conoscenza. Innovazione. Perché queste cose si basano sulla caduta di altre. Inutili. Perché il progresso si costruisce sul sacrificio dell’obsoleto. Continua a leggere

Povero fra i poveri, ultimo fra gli ultimi.

don gallo

Ieri si é spento Don Andrea Gallo,un prete, o meglio, un uomo di strada che ha speso tutta la sua vita tra e per gli ultimi, un uomo che è riuscito ad incarnare perfettamente il messaggio evangelico. Anzi, potrei quasi azzardarmi a definirlo come una sorta di Vangelo vivente, perchè la sua è stata una testimonianza dei più alti valori di pace, giustizia, amore e solidarietà. Sempre dalla parte dei diseredati, con i “peccatori” ci andava a cena, si è fatto povero fra i poveri e ultimo tra gli ultimi.I bassifondi di Genova erano la sua casa, il suo campo d’azione, dove si è messo al servizio degli ultimi, degli emarginati, ai quali troppo spesso i “buoni cristiani” nemmeno volgono lo sguardo. Continua a leggere

Al di là di una singola giornata…

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Alcuni giorni fa è stata la giornata internazionale contro l’omofobia. Una giornata per combattere le discriminazioni, gli abusi che degli umani compiono su altri umani (dov’è il senso di umanità?). Un giorno, ventiquattro ore per ricordare che di omosessualità si può ancora morire.

Il bullismo occidentale, le pene di morte o l’ergastolo di alcuni paesi islamici e africani indicano che l’atteggiamento generale, se mai dovesse cambiare, potrà farlo solo con lotte molto più profonde. Lotte che dovrebbero durare più di una semplice giornata.

Una giornata che basta solo a ricordare.

Ma il ricordo non è sufficiente. Perché il ricordo falsa l’esperienza. Inganna e rende fallaci nel giudizio. È l’azione che deve subentrare. Perché in essa si può essere meno ipocriti.

Un’ipocrisia che sul tema dell’omosessualità è spesso presente. Riempirsi la bocca di incoraggiamenti e commiserazioni. Quando ognuno poi utilizza appellativi come “frocio”o “gay” a mo’ di offesa.

È l’azione anche su questi piccoli gesti che può cambiare le cose. Cambiare una tolleranza ( termine che definisce una sopportazione forzata)  in una condivisione. In una pacifica indifferenza. Che deve subentrare per il fatto che l’omosessualità è naturale. Infatti, specie di primati se ne fottono del fatto che l’omosessualità sia contro la perpetuazione del proprio corredo genetico e si danno a relazioni tra individui dello stesso sesso. Continua a leggere