L’arte è in tavola!!!

Immagine

Vi è mai capitato di ritrovarvi a Londra, sentire fame, guardarvi intorno e decidere di dare un morso ad un appetitoso… Tower bridge? O essere sopra al famoso ponte di Rialto e vedere una gondola guidata da una….zucchina? Se non siete mai stati particolarmente affamati (o sbronzi) forse questo è potuto succedere solo osservando le fotografie scattate da Carl Warner. Questo fotografo utilizza il cibo per ricreare dei paesaggi (Foodscapes) esistenti o fantastici. Dispone gli alimenti in modo appropriato, dà una profondità spaziale e scatta. Passiamo così da un mare in tempesta fatto di cavolo a Parigi. Da una baia con mare fatto di filetti di salmone alle piramidi di formaggio. Tutto rigorosamente costruito con ortaggi, frutta, latticini. Viene immortalato un magnifico inganno per la vista.

In queste foto, arte e cibo si compenetrano e il risultato è quello di immagini suggestive, che creano ancor più stupore perché si tratta di una costruzione così naturale da sembrare vera. Una naturalezza che, in certi casi, si riconosce come artificiale solo quando si osservano i minimi particolari.

Ma quanto l’arte assomiglia al cibo? Quanto le due possono essere accostate senza che stonino? Beh, innanzitutto entrambi sono lo specchio della loro epoca. Influenzati dalla cultura imperante nel loro periodo storico, riflettono usi, abitudini, mode. Ci informano su come si esprimeva la società che li ha abbozzati, partoriti.

Ciò che però li rende più simili è che essi soddisfano bisogni dell’uomo. Anche se in tempi remoti la differenza era più marcata, poiché il cibo era lo strumento della sopravvivenza mentre l’arte era un abbellimento dell’anima e dei luoghi, ora questa differenza è stata colmata da un sempre maggior utilizzo del cibo come forma d’arte per sensi non convenzionali. Utilizzare un elemento così necessario  trasformandolo nell’estasi della papilla, nell’orgasmo dell’olfatto. Senza contare l’esistenza di artisti che trasformano il cibo in pittura, scultura come avviene nelle opere di Daniel Spoerri.

In questo senso il cibo è arte. Nella sua evoluzione, prima come mezzo di sostentamento e ora come fenomeno del surplus occidentale, si è trasformato in una forma d’arte che rimane piacevole da scoprire perché ci rende consapevoli di una bellezza che scaturisce anche da un prodotto direttamente implicato nella crudele lotta per la sopravvivenza. Ci rende capaci di trovare appagamento, soddisfazione anche in qualcosa di così banale e alla portata di tutti. Ridonando un po’ di senso di partecipazione all’arte, disciplina che troppo spesso è concepita come elitaria.

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