L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro.

lavoro

Basta star qui a raccontarcela: il lavoro è tutto. Si,tutto. Perché senza lavoro sei niente, non finisci solo  ai margini della società,ma anche a quelli delle strade, ad elemosinare qualche euro all’uscita della metropolitana per arrivare a sera.  Tanta retorica quando si    parla che il lavoro è un diritto, che ci rende migliori, ci permette di contribuire alla società in cui viviamo. Tutto vero, anche se a forza di sentirselo ripetere ormai è diventata una cantilena spenta.Oggi, che il lavoro è poco,spesso sottopagato e con pochi diritti,oggi che sembra sia diventata solo una questione di necessità, che cosa ne rimane di questa  giornata? Ad un primo sguardo niente, perché il lavoro sembra essere diventato il diktat di un business sempre più proiettato in avanti e mai disposto a  fermarsi e guardarsi indietro. In queste situazioni lo sconforto può cedere alle parole di chi afferma che ormai ci siamo ridotti a festeggiare un due novembre, disonorando chi quotidianamente s’impegna a far valere veramente quell’articolo 1 della nostra Costituzione e per farci ancora sperare che “ci sarà un domani anche se il presente è da buttare”.

Il mio primo maggio va a chi un lavoro non ce l’ha e ha perso completamente la speranza che nemmeno lo cerca più; va ai lavoratori precari e “bamboccioni”, ai quali questo paese deve molto;va alle donne lavoratrici, che molto spesso non si vedono riconosciuti i diritti fondamentali, come quello ad essere mamma; va ai lavoratori del Bangladesh e di tutti quei paesi poveri che cuciono i nostri vestiti alla moda e poco costosi;  va alla città di Taranto, costretta a scegliere,in uno Stato che si dichiara civile, tra la salute e il lavoro; a coloro che ancora  credono in questa Italia,nonostante la prospettiva di un futuro incerto.

2 pensieri su “L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro.

  1. Articolo 4 della costituzione italiana:
    “La repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
    Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

    Questo dice la costituzione, ma secondo me ancora più importante è la prospettiva di avere un lavoro per cui si è disposti a faticare,studiare e compiere sacrifici a volte enormi.
    Diritto riconosciuto dalla “PIù BELLA DEL MONDO” , che troppo spesso viene dimenticato, anzi tralasciato da DDL sul lavoro incomprensibili, sindacati ormai ricettacolo di fannullismo ed imprenditori troppo spesso furbi e coperti dalla legge.
    Ovviamente mi riferisco ai numerosi tipi di contratto a chiamata, COCOCO, prestazione occasionale ecc ecc…
    Che ormai hanno legalizzato il lavoro nero o per lo meno sempre più precario ed insicuro, e purtroppo fidatevi lo vissuto sulla mia pelle.
    Svegliarsi la mattina e pensare che questi sacrifici possano essere stati vani e un pensiero atroce, che percorre almeno una volta (se non più spesso)il pensiero di tutti noi, sopratutto noi.
    NOI delle nuove generazioni ingabbiati da retoriche e giochi di potere che non cambiano mai, da istituzioni sorde ed abuliche, ed una prospettiva futura peggio delle previsioni sul PIL, sempre più al ribasso.
    Ovviamente dopo la notte sorge sempre il sole e da questo anche la mia speranza che si possa ricominciare a credere e lavorare sul sociale affinchè la maggior parte di noi non rimanga indietro ad aspettare un futuro che forse non arriverà mai.
    Questo vuol dire, non lo sfascio del sistema ma impegno quotidiano da parte di tutti noi in qualsiasi ambito nel combattere contro chi nega i nostri diritti fondamentali quale è il lavoro e come sento dire spesso il tempo farà il resto, spero anzi ne sono convinto in maniera positiva.

    • Io credo ancora che la fatica, il sacrificio possano servire a qualcosa e credo anche che molto spesso ci si nasconda dietro la scusa che la laurea non serva, il merito è inutile, per semplificare,faticare di meno e sperare sempre in strade più corte e più facili.La situazione dimostra tutto il contrario, e quando vivi sulla tua pelle i famosi contratti cococo e cocopro e la frustrazione di essere spesso pagati dopo ben 90 giorni come se fossimo l’ordine di mozzarella per una pizzeria,la voglia di dare il meglio viene meno. Ma dobbiamo resistere,lo dobbiamo fare soprattutto per noi stessi ,anche perchè abbiamo forse più di altri la missione di cambiare le cose, se noi abbiamo la prospettiva di un futuro incerto, non significa che debba rimanere sempre tutto immutato. Questo significa anche avere il coraggio di tirare fuori la voce, di mettersi in gioco e metterci la faccia. A volte lasciare che gli altri scelgano per noi costa molto meno che impegnarsi in prima persona.

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