Mémoire

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Canyon profondi seguiti da rilievi rotondeggianti. Una distesa callosa di sostanza grigia. Anse, tornanti, giri. Questo è un cervello. Massa scolpita, solcata da disegni morbidi e sinuosi. Rinchiusa in una teca ossea dura, (quasi) inespugnabile. Un organo che ha dell’incredibile. Una meraviglia tecnologica. La più complessa macchina naturale che esista.

Nessuno conosce a fondo ciò che accade fra le sue valli. Non in profondità, almeno. Si capisce come impulsi elettrici indirizzati riescano a rendere la complessità del movimento, dei sensi. Ma ogni volta si nasconde una sorpresa.

La memoria… Un continuo rinnovarsi di situazioni vissute e immagazzinate. Realtà che, fisse, si ripetono facendoci da monito. Una funzione così complessa da essere più facile da vivere che da spiegare.

La memoria è determinata da varie parti del cervello. Cooperanti. Reti neuronali che hanno la loro sede in strutture dai nomi alquanto improbabili (si veda l’ippocampo!). Ed ogni rete si rimodella più volte, con la creazione di nuove connessioni e quindi di nuovi ricordi. Di nuova esperienza. Si tratta di una plasticità complessa, che crea, rinnova, mantiene, distrugge.

È questa la funzione più propria del cervello umano. Almeno, io credo così. Immaginiamo di non possederla. Non riusciremmo ad avere ciò che ci distingue: una cultura, un progresso, una storia. Non sarebbe possibile vivere al di fuori dell’arco riflesso. Di quel circuito che sta alla base dell’istinto e che guida le funzioni più semplici. La sopravvivenza.

La complessità sarebbe un tabù. Non ci sarebbe conoscenza. Innovazione. Perché queste cose si basano sulla caduta di altre. Inutili. Perché il progresso si costruisce sul sacrificio dell’obsoleto. Continua a leggere

Povero fra i poveri, ultimo fra gli ultimi.

don gallo

Ieri si é spento Don Andrea Gallo,un prete, o meglio, un uomo di strada che ha speso tutta la sua vita tra e per gli ultimi, un uomo che è riuscito ad incarnare perfettamente il messaggio evangelico. Anzi, potrei quasi azzardarmi a definirlo come una sorta di Vangelo vivente, perchè la sua è stata una testimonianza dei più alti valori di pace, giustizia, amore e solidarietà. Sempre dalla parte dei diseredati, con i “peccatori” ci andava a cena, si è fatto povero fra i poveri e ultimo tra gli ultimi.I bassifondi di Genova erano la sua casa, il suo campo d’azione, dove si è messo al servizio degli ultimi, degli emarginati, ai quali troppo spesso i “buoni cristiani” nemmeno volgono lo sguardo. Continua a leggere

Al di là di una singola giornata…

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Alcuni giorni fa è stata la giornata internazionale contro l’omofobia. Una giornata per combattere le discriminazioni, gli abusi che degli umani compiono su altri umani (dov’è il senso di umanità?). Un giorno, ventiquattro ore per ricordare che di omosessualità si può ancora morire.

Il bullismo occidentale, le pene di morte o l’ergastolo di alcuni paesi islamici e africani indicano che l’atteggiamento generale, se mai dovesse cambiare, potrà farlo solo con lotte molto più profonde. Lotte che dovrebbero durare più di una semplice giornata.

Una giornata che basta solo a ricordare.

Ma il ricordo non è sufficiente. Perché il ricordo falsa l’esperienza. Inganna e rende fallaci nel giudizio. È l’azione che deve subentrare. Perché in essa si può essere meno ipocriti.

Un’ipocrisia che sul tema dell’omosessualità è spesso presente. Riempirsi la bocca di incoraggiamenti e commiserazioni. Quando ognuno poi utilizza appellativi come “frocio”o “gay” a mo’ di offesa.

È l’azione anche su questi piccoli gesti che può cambiare le cose. Cambiare una tolleranza ( termine che definisce una sopportazione forzata)  in una condivisione. In una pacifica indifferenza. Che deve subentrare per il fatto che l’omosessualità è naturale. Infatti, specie di primati se ne fottono del fatto che l’omosessualità sia contro la perpetuazione del proprio corredo genetico e si danno a relazioni tra individui dello stesso sesso. Continua a leggere

A C I D O.

FOTO ACIDOAvete presente cosa succede ad un foglio di domopak quando prende fuoco? Si raggrinza, finché scompare, sciolto dalle fiamme. Più o meno succede la stessa cosa alla pelle che viene a contatto con l’acido. Essa si corrode, si brucia, si scioglie.

E se l’acido colpisse il tuo naso? Addio profumi.

E se l’acido colpisse i tuoi occhi? Addio sguardi.

E se l’acido colpisse le tue labbra? Addio  baci.

Sfigurare una donna con l’acido era, ed è, tutt’ora una pratica molto diffusa in oriente e ultimamente sembra essere tornato ” di moda” anche in Italia. Si tratta di una “punizione” atroce, forse la peggiore, non solo per il dolore fisico, ma soprattutto per quello psicologico, visto che il volto deformato, sfigurato, che non sembra più il tuo, lo porti sempre con te, tutta la vita. Non solo le ferite dell’acido, ma molti altri sono gli sfregi all’anima che molte donne devono sopportare per il semplice fatto di essere donne e di rivendicare la propria libertà e i propri diritti. Continua a leggere

E se tutti ricordassero da dove veniamo….

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La migrazione degli uccelli avviene secondo l’illuminazione diurna. Sembra anche che questi viaggi siano determinati dalla ricerca di cibo per sé e la prole. Oltre che dal meteo avverso.  Si tratta di pellegrinaggi che arrivano a toccare i 10.000 chilometri. Voli organizzati, precisi. In cui il gruppo raggiunge l’armonia. Così, seguendo rotte dettate dagli astri, dal campo magnetico terrestre, dai  fiumi, dalle montagne  gli uccelli raggiungono il luogo desiderato dove vivere al meglio.

La migrazione è propria anche dell’uomo. Spostarsi  per cercare luoghi dove è più semplice adattarsi è un modo per sfuggire alla selezione naturale. O per assecondarla. Agli albori della storia è stata la spinta che ci ha sparpagliato (anche se qualcuno crede che sia stata determinante la torre di Babele!). Errare alla ricerca della felicità. Anche se il premio è quasi sempre stata una delusione. Continua a leggere