Tracotanti di ieri,oggi e domani.

 Le parole superbe degli uomini arroganti scontano i colpi spietati del destino e in vecchiaia insegnano ad essere saggi.    

antigone

 Con queste parole si chiude la tragedia sofoclea de l’ Antigone, la hybristes per eccellenza della tradizione tragica greca. Però le parole superbe non sono quelle di Antigone, ma quelle di coloro che leggono nel suo gesto di seppellire il fratello,un atto di empietà,un gesto di sfida nei confronti degli dei e delle leggi degli uomini. Credono di avere la ragione dalla loro parte, ma alla fine dell’opera Antigone guadagna tutto il nostro rispetto e anche l’autore le da ragione.Perché? Perché trova disumano e immondo che la salma del fratello divenga pasto per corvi e anche se si macchia del reato più grave,quello di hybris, di oltraggio agli dei(che le costerà la vita),fiera va incontro alla morte. Oggi non dobbiamo più misurarci con leggi sacre,divinità, e forse ci siamo talmente abituati alla trasgressione,che ciò che forse un tempo era empio oggi è normale.Ma allora cosa vuol dire essere tracotanti negli anni duemila??? Tracotante è essere brutti quando tutti ci vogliono belli; tracotante è faticare per essere il meglio anche se non serve; tracotante è ammettere di essere deboli, fragili; tracotante è stare con i più deboli. Tracotante è svegliarsi ogni mattina  e portare avanti una guerra contro tutti e contro tutto,per rivendicare il diritto ad essere ciò che siamo, il diritto di essere giudicati per quello che realmente valiamo.

Tracotante è essere semplicemente sé stessi.

2 pensieri su “Tracotanti di ieri,oggi e domani.

  1. “E’ chiaro che oggi viviamo in un mondo di non eccentrici, di persone cui la più semplice individualità è negata, tanto sono ridotte a una astratta somma di comportamenti prestabiliti. Il problema oggi non è più della perdita d’una parte di se stessi, è della perdita totale, del non esserci per nulla.” I. Calvino

    Hai lanciato un ottimo spunto di riflessione e allo stesso tempo mi hai fatto tornare alla memoria queste parole di Calvino in cui si palesa tutta la disillusione di un tracotante che si guarda attorno sconsolato e vede solo individui impegnati ad uniformarsi…
    Una realta’ veramente triste dalla quale ci vuole coraggio per uscire e consapevolezza che percorrendo la strada dell’ “eccentrico” si raccoglie piu’ biasimo che consenso.

    Una domanda interessante a questo punto e’: che significato attribuisce ognuno di noi (tu portai rispondere per te medesima!) a quel “noi stessi” col quale finisce il tuo post?
    Noi siamo qualcosa in piu’ rispetto alla somma dei nostri ruoli (figlio, genitore, studente, amico, fidanzata, lavoratore sottopagato, avventore del bar, sconosciuto in fila all’ufficio postale, etc.)? Io credo sia difficle conoscere veramente se’ stessi, vederci per quello che siamo senza specchiarci negli occhi degli altri… inevitabilmente pero’ questi riflessi sono immagini parziali di cio’ che siamo nella nostra totalita’. Cosa posso pensare di vedere negli occhi di mia figlia se non l’immagine di una madre? E negli occhi di mia madre che riflesso sara’ il mio se non quello di una figlia? Meno complicato allora comprendere gli altri in maniera “completa” che comprendere la globalita’ di quel “se’ stesso” quando e’ riferito a noi? Penso di si… e me ne convinco con rammarico. L’idea dell’impossibilita’ di questo processo di auto-comprensione forse ci e’ data nella misura in cui le nostre braccia sono abbastanza lunghe per abbracciare un qualsiasi altro essere umano, ma non lo sono per cingere completamente noi stessi.

    Complimenti per il blog, lo seguiro’ con piacere! 🙂

    • Anche io credo che il “conosci te stesso” socratico non abbia più molto significato e sia forse antistorico per il tempo in cui viviamo. Condivido le posizioni pragmatiste, che guardano all’uomo come il prodotto della società in cui vive, il riflesso di quello che vede negli altri. Però di fronte ad un soggetto che sembra crearsi di volta in volta, a seconda delle situazioni io mi chiedo: “allora l’uomo a che serve?” forse è per salvare l’uomo che invito ad essere se stessi, a far emergere quel sostrato individuale, quella piccola specificità che ci caratterizza.Poi devo aggiungere che questo post è molto più personale che filosofico, nelle frasi finali si riconosce un modello di vita che ho fatto mio proprio o forse (per dirla alla Carlo Sini) è semplicemente l’abito che ho scelto di indossare.

      Grazie mille per i complimenti e per la fiducia! =)

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